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Elementi per la fondazione di una nuova regione

Lo spirito combattivo dei Sanniti

Per raggiungere il controllo politico della penisola, i Romani dovettero misurarsi con i Sanniti. Due popoli in forte espansione si contendevano il controllo dell’Italia centrale attraverso le conquiste militari. Ma non bastarono tre lunghe guerre, secoli di scontri, per avere ragione dei Sanniti: durante le guerre civili Roma si ritrovò di fronte le schiere sannite, coraggiosamente determinate a difendere la propria civiltà. Finanche le posizioni perdute erano mantenute, con grande sacrificio di uomini.
Per illustrarne il carattere, lo storico Livio scrisse che, durante la seconda guerra sannitica, nonostante le enormi perdite subite e la mancanza di appoggi dagli alleati, i Sanniti "non desistevano dalla guerra" (bello non abstinebant), preferendo la sconfitta ad una umiliante rinuncia al combattimento.
I Romani furono ben consapevoli dello spirito combattivo dei Sanniti e del loro valore in guerra. Uno dei maggiori comandanti romani, Silla, li temette al punto di ordinare l’eccidio dei ribelli sanniti che avevano partecipato alla battaglia di Porta Collina.
Meritarono pienamente, dunque, l’appellativo di "bellicosi", con cui venivano differenziati dagli altri popoli italici. Qualche storico romano li ritenne addirittura affini agli Spartani, ai quali li avvicinava un rude stile di vita e una vocazione guerriera. Mamers (Marte), non a caso, fu una delle principali divinità del Sannio.
Una volontà ferma, sorretta da quello che potremmo definire, con linguaggio odierno, un forte spirito di autodeterminazione. Lo spirito capace di elevare i popoli che hanno un passato — ed una memoria del proprio passato — ed una consapevolezza del proprio valore e del proprio destino.
Oggi nessuno muove guerra ai Sanniti. Possiamo liberamente esprimere la nostra migliore "classe politica" senza temere che si troverà a dover affrontare le legioni romane.
Abbiamo voluto conservare, fino ad oggi, la memoria delle nostre radici. Ci chiamiamo Irpini, Caudini, Sanniti... Certo, il modello federale sannita non ha prevalso, ma oggi si parla, anche a sproposito, di federalismo. Ora, noi potremmo attingere il federalismo dal nostro più antico retaggio... saremmo pienamente legittimati. In questo àmbito, gli attuali Sanniti potrebbero rivendicare un’autorità indiscutibile. Ma dove sono i condottieri sanniti? E di quelli attuali, che ora mendicano a Roma un ruolo politico, quanti hanno il coraggio di anteporre ai propri gli interessi del Sannio? Quanti sanno da dove provengono? Chi sono i loro padri? I popoli che ignorano il proprio passato sono destinati a sparire dalla storia.
Oggi ci troviamo a combattere su un nuovo fronte, quello della memoria. Non vediamo uomini "bellicosi", uomini disposti a battersi per vedere riconosciuto un nuovo Sannio nel nascente "federalismo" italiota… e non si tratta certamente di sacrificare la vita. Non vediamo condottieri, ma solo frotte di mercanti che accorrono…
Se conserviamo ancora una pur debole filiazione dallo spirito combattivo dei Sanniti, non ci faremo spaventare dall’assenza di guide responsabili e coraggiose. I nostri emblemi sono a terra, è vero, ma adesso, ognuno di noi, ogni Sannita, sarà chiamato a sollevarli dalla polvere e ad innalzarli, per la difesa e la rinascita della nostra civiltà.
L’unica battaglia persa è quella che non viene combattuta.


Massimo Pacilio
[Benevento, Anno XVIII, N. 19, 9 novembre 2001, p. 16]
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