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Elementi per la fondazione di una nuova regione

Una nuova Regione per un milione di Sanniti



Alcuni Lettori ed Amici ci hanno chiesto di illustrare più approfonditamente l’ipotesi di una Regione Sannita, in particolare aggiungendo qualche dato statistico alle tesi già espresse, così da permettere un confronto tra le diverse realtà campane. Un tale compito richiede un’analisi a diversi livelli delle statistiche ufficiali, quindi uno studio che non possiamo certo condurre sulle pagine di un giornale. In ogni caso, vale la pena riportare qualche dato significativo, soddisfacendo così le richieste pervenuteci e affidando all’evidenza immediata di grafici e tabelle la riflessione su quanto già esposto.
Occorre fare, tuttavia, una precisazione. La creazione di una regione sannita rappresenta un obiettivo politico le cui premesse sono prima di tutto culturali. Tempo fa avemmo l’opportunità di riproporre le chiare parole di un Irpino che, con grande lungimiranza, riteneva indispensabile l’unione delle province di Campobasso, Benevento e Avellino (allora non esisteva ancora la provincia di Isernia) per formare una regione che fosse la testimonianza del ruolo storico delle popolazioni sannite nel panorama culturale nazionale.
La "valorizzazione delle specificità territoriali", del resto, se non vuole ridursi ad essere una vuota espressione in voga negli attuali ambienti "politici", deve corrispondere ad una concreta realtà, che sia non solo radicata nel passato delle nazioni costituenti l’ossatura etnica italiana, ma capace soprattutto di avere effetti nel presente e nel futuro del Paese.
Sulla scorta di questo principio guida riteniamo utile ad una comprensione di questo progetto l’analisi di alcuni dati che, pur avendo solo una funzione di chiarimento, possono senz’altro offrire ai Lettori uno strumento di riscontro di quella che abbiamo definito "anomalia campana". Ribadiamo, per evitare equivoci: non sono i dati statistici a dimostrare la necessità della costituzione di una Regione Sannita, ma il riconoscimento dell’esistenza di un popolo e di una tradizione dei Sanniti, i numeri possono solo dare un'ulteriore conferma.

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La popolazione della Campania ammonta a quasi 6 milioni di abitanti, facendo di questa una delle regioni più popolose della nazione. È l’unica regione, infatti, ad avere una densità di popolazione superiore ai 400 abitanti per kmq, a fronte di una media nazionale di 191 (i dati sono aggiornati al 1997; fonti: Istat e Ministero degli Interni).
Un dato che in sé non dice nulla circa l’anomalia campana. Va precisato, infatti, che oltre la metà degli abitanti vive nella sola provincia di Napoli, che però occupa meno del dieci percento dell’intero territorio regionale (grafico 1).

Intorno alla città capoluogo si concentra una quantità tale di persone da elevare la densità di popolazione a 2.662 abitanti per kmq. Una cifra quasi non rapportabile alla densità di province come quella di Benevento o di Avellino, che con i loro rispettivi 142 e 158 abitanti per kmq appartengono ad un paesaggio abitativo assolutamente differente, più prossimo a quello del confinante Molise, sebbene qui la media scenda addirittura a 74 (grafico 2).

Come si vede, qui non si tratta di un semplice spostamento dalla media. Vi è infatti una densità abitativa nella provincia partenopea quasi venti volte superiore a quella sannita. Questa "particolarità" diventa determinante in molte occasioni cruciali della vita politica regionale. Se il governo di un’amministrazione locale, più che quello statale, deve rispondere alle esigenze specifiche del territorio, si vede chiaramente che gli interessi della Campania sono invariabilmente prestabiliti dalle tendenze affermatesi nella città capoluogo, dalle necessità che lì emergono e diventano preponderanti.
D’altra parte, anche se gli abitanti di tutte le altre province campane volessero, di comune accordo, indirizzare diversamente la gestione del territorio, pure si troverebbero in "minoranza", dal momento che con i suoi oltre 3 milioni e 117mila abitanti, la provincia partenopea possiede il 53% di tutti i cittadini residenti in Campania (grafico 3).

Un "peso specifico" enorme, dunque, che condiziona ogni progettualità politica, ponendo i limiti entro cui poter svolgere ogni investimento, e non solo in termini economici. Lo abbiamo già scritto: qui non si tratta di attribuire ai napoletani la responsabilità di tutto quello che non funziona nell’amministrazione regionale, si tratta, invece, di risolvere un’anomalia strutturale che appartiene a tutte le aree metropolitane italiane, sebbene quella partenopea abbia i propri specifici caratteri.
Ben diversi sarebbero, invece, i caratteri di una Regione Sannita, meglio rispondenti alle esigenze di un’amministrazione locale in armonia col territorio che la esprime, come si vede dai dati riportati nei grafici 4, 5 e 6.



La distribuzione del territorio, la quantità di abitanti e, quindi, la densità abitativa — tutti elementi fondamentali per una più armoniosa ridefinizione dei territori provinciali — non rappresenteranno, nel caso di un nuovo Sannio, fattori di squilibrio. Assegnando, poi, ad Ariano Irpino e a Termoli il ruolo di capoluoghi di provincia (in Campania lo stesso si dovrebbe fare per Nola), l’equilibrio andrebbe ulteriormente rafforzato, superando, sul piano della riconfigurazione dei territori provinciali, quella "anomalia campana" che abbiamo denunciato. 


Massimo Pacilio
[Benevento, Anno XIX, N. 5, 8 marzo 2002, p. 16]
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