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Elementi per la fondazione di una nuova regione

Per una Regione Sannita

"Più che il trasferimento del capoluogo da una città all’altra, sia pure da una città montana ad una città in piano, ha importanza per me che riviva , tra i nostri monti, il compendio dei legami geografici, storici, etnografici, che, dall’Ofanto all’alta valle del Volturno ed al Sangro, dall’orlo della pianura campana agli ultimi declivi appenninici verso il Tavoliere di Puglia, ci consigliano un più razionale aggruppamento compartimentale delle nostre province. E questo aggruppamento non l’avremo se non quando, separato il Molise dall’Abruzzo e le province di Benevento e di Avellino dalla Campania, non additeremo, nella statistica ufficiale e nelle scuole, un compartimento sannitico-irpino con le tre province di Benevento, Avellino e Campobasso.
Allora, sì, corrette le determinazioni equivoche nel nome di alcuni comuni sannitici ed irpini (la mia Ariano di Puglia, per es., meriterebbe di presentarsi col nome di Ariano Irpino), potremo sperare di acquistare una fisionomia propria, che ci salvi dalla impropria denominazione di campani e ricordi ai connazionali nostri che nel Mezzogiorno, se ci sono Pugliesi e Calabresi, Campani e Basilicatesi, ci sono anche gli eredi del territorio e della tradizione della più gloriosa tra le antiche stirpi italiche"
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Così si esprimeva un irpino, il professor Gabriele Grasso, nel lontano 1906. Parole inequivocabili, con le quali definiva nitidamente una tra le principali cause dell’attuale squilibrio amministrativo campano. Per la capacità di sintesi e di corretto inquadramento del problema, queste tesi non hanno bisogno di essere spiegate o commentate, basti la coscienza di ognuno a valutarle nella loro attualità. All’inizio del secolo scorso, la risistemazione amministrativa della penisola richiedeva una serie di decisioni sui perimetri delle aree regionali e provinciali. Ma com’è evidente, visti gli sviluppi successivi, solo qualcuno seppe interpretare la nostra storia nei termini di una possibilità di difesa e sviluppo della civiltà sannita.
Vorremmo, tuttavia, che, continuando a tracciare su queste pagine una "linea di confine" della nostra più antica storia, sia possibile indicare anche una direzione di marcia per i futuri impegni politici di chi abbia veramente a cuore una rinascita sannita. Si rende indispensabile, proprio in questa particolare congiuntura di eventi, un radicale ripensamento dell’attuale situazione amministrativa. Non serve partire da progetti individuali o da elaborazioni occasionali: la tradizione ci pone già di fronte il nostro destino. Seguendo quelle indicazioni che già hanno visto la luce nel nostro più recente passato, e che si sono concretizzate nella auspicata definizione di una regione sannita, è nostro dovere compiere un legittimo aggiornamento di una questione ancora irrisolta.
Una regione sannita oggi dovrebbe essere formata dalle province di Benevento, Avellino, Campobasso e Isernia. All’interno di questa regione, poi, si dovrebbero riconoscere la province di Ariano Irpino e di Termoli (così come nella Campania diverrebbe indispensabile una provincia di Nola). Una volta ridefiniti i perimetri regionali potremo affrontare tutte le altre questioni, nei tempi e nei modi che noi riterremo opportuni. Questa, sebbene difficile, è la via corretta per dare alla nostra identità sannita la possibilità di continuare ad essere e di indicare, forte della propria luminosa storia, l’unica direzione accettabile alla sua affermazione negli anni a venire. L’altra via, quella imboccata dalle vecchie classi politiche, è più facile da percorrere: è la sparizione.
Noi scegliamo di tracciare il solco del nostro confine. 


Massimo Pacilio
[Benevento, Anno XVIII, N. 20, 23 novembre 2001, p. 14]
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